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Sulle occupazioni: Bologna contro la Gelmini, un contributo per il movimento‏

In questi giorni nella città di Bologna si susseguono momenti di lotta differenti contro il ddl Gelmini. Occupazioni, assemblee, blochi selvaggi del traffico,… All’interno di queste mobilitazioni è iniziato anche un dibattito sicuramente positivo per gli esiti del movimento. L’analisi riguardo alla costruzione delle occupazioni/autogestioni occupa un ruolo molto importante nelle discussioni tra attivisti studenteschi e collettivi vari, a causa delle esperienze di alcune scuole e facoltà. Discutere dell’efficacia delle lotte è certamente un punto da affrontare nel prossimo periodo. Se le mobilitazioni in Italia non riescono a vincere, né a dettare l’agenda politica, neanche quando il coinvolgimento è di massa (come 2 anni fa) ci saranno delle ragioni. A partire dal nostro impegno per la difesa del diritto allo studio proponiamo un contributo da parte del nostro collettivo, sperando che possa servire ad arricchire la formulazione delle diverse iniziative di lotta.

Blocchi, Occupazioni, Autogestioni: come rendere efficaci queste pratiche?

Riteniamo che il metodo con cui sono state portate avanti le mobilitazioni in questi ultimi giorni abbia tralasciato il senso di efficacia.

I blocchi cittadini attuati da qualche centinaio di studenti, se possono creare una certa attenzione mediatica non bloccano l’economia. Ben altra cosa sarebbe per iniziative di massa atte ad interrompere arterie strategiche (stazioni, autostrade,…) o siti produttivi, magari come iniziative legate a giornate di sciopero.

Per quanto riguarda un’occupazione e/o autogestione, questa deve darsi degli obiettivi chiari ed un’organizzazione ben oliata. Deve essere usata per innalzare il livello di coscienza e per rilanciare la lotta, fare un’analisi sull’attacco di classe rendendo parte gli studenti alle mobilitazioni.

Un’occupazione ben organizzata, con un buon servizio d’ordine, in cui si tengono assemblee aperte alla città ed in cui si saldano stretti rapporti con i lavoratori dell’istruzione (professori, personale ATA, ricercatori) e con gli operai (vedi FIOM) è certamente un punto di crescita per le mobilitazioni. Unire gli studenti ai lavoratori (invitandoli nelle assemblee o organizzando volantinaggi comuni) è uno dei punti essenziali perché le lotte possano essere vincenti, così come ci dimostrano le proteste contro il CPE in Francia. Ancora meglio se le occupazioni/autogestioni avvengono coordinandole a livello territoriale e/o nazionale.

Per fare questo è necessario, però, che la mobilitazione si organizzi attraverso la formazione di collettivi, coordinamenti, assemblee partecipate e grazie ad una seria campagna di sensibilizzazione politica che estenda le ragioni della lotta al più vasto settore di studenti.

Quale democrazia per il movimento?

Altro argomento di discussione tra gli studenti più attivi riguarda la democrazia del movimento e la domanda se l’occupazione sia da considerare un atto violento o meno.

I tagli e gli attacchi al diritto allo studio non pesano su tutti allo stesso modo, ma hanno una natura prettamente classista. Pensare che i figli dell’imprenditoria e dei potenti lottino in prima fila contro questi provvedimenti è utopistico. La controriforma divide sempre più gli studenti, polarizzando anche le opinioni politiche: necessariamente lo scontro tra sfruttati e poteri forti ricadrà anche tra i banchi di scuole ed università. All’interno di questo scenario anche l’occupazione va letta come un’ iniziativa “violenta” (in senso politico), poiché si ripercuote anche su chi non l’ha scelta e voluta.

Ciò vuol dire che bisogna rinunciare ad ogni forma di democrazia all’interno delle lotte più radicali? Crediamo di no, ma è un’ altra forma di democrazia quella a cui guardiamo, non certo quella tradizionale, istituzionale o plebiscitaria. E’ la democrazia di una classe in lotta contro un’altra classe che opprime.

Le decisioni devono essere prese da un coordinamento democratico di lotta (che deve essere legittimato da un’ ”assemblea di lotta”, cioè dall’insieme degli studenti in mobilitazione, unici titolari delle decisioni), che cerchi di estendere la propria influenza a tutti i settori che possono essere mobiliati e tenga fuori i provocatori fascisti, razzisti e sessisti ed i gruppi che cercano di frenare le mobilitazioni e le rivendicazioni.

Il comitato di lotta è il soggetto della singola realtà scolastica e/o universitaria. Il coordinamento è la struttura che lega le varie realtà ed è il luogo dove vengono messe alla prova tutte le idee politiche in campo, quindi i vari gruppi politici. Solo così si potrà instaurare una vera democrazia di lotta, in cui ogni alternativa politica possa avere spazio di espressione e confronto, attraverso la rotazione degli incarichi, ampi spazi di discussione e critica, iniziative condivise e votate dalla maggior parte degli studenti in mobilitazione.

Contro la Gelmini ed oltre

Crediamo, inoltre, che sia prioritario approfondire la discussione riguardo a ciò che comporterà la riforma Gelmini, ma anche oltre questa. E’ necessario analizzare a fondo la natura dell’attacco allo studio ponendo una dura critica a tutte le controriforme dell’istruzione degli ultimi 15 anni. Anche fermando la Gelmini la situazione del mondo dell’istruzione peggiorerà radicalmente a causa delle ultime finanziarie lacrime e sangue. E’ prioritario, inoltre, estendere la nostra analisi oltre le scuole e le facoltà. L’attacco portato avanti da governo e confindustria avviene simultaneamente su tutta una serie di settori (istruzione, sanità, welfare, diritti del lavoro e salari, precarietà e licenziamenti) e richiede una risposta comune da parte di tutti i settori minacciati. E’ necessario affrontare tutte le contraddizioni del capitalismo italiano ed internazionale, nel tentativo di inserirsi all’interno di un fronte unico per l’alternativa di classe, che veda nello sciopero generale ad oltranza un passaggio fondamentale per l’unificazione di tutte le lotte.

 Per realizzare tutto ciò è necessario un paziente lavoro di costruzione che non conosce scorciatoie. Percorso che noi, già da oggi, ci impegniamo a costruire.

 

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