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Unire le lotte!A casa il governo!

IL 17 NOVEMBRE TUTTI IN PIAZZA

La manifestazione dell’8 ottobre ha messo in campo la volontà e la determinazione di migliaia di studenti, chiamati in causa per difendere i propri diritti, quei diritti che i governi nel corso degli ultimi decenni ci hanno tolto. Dalla scuola elementare all’università, le linee guida di distruzione del sistema scolastico pubblico sono le medesime: finanziamenti sempre più esigui e privatizzazione. I tagli della Gelmini presentano un conto salatissimo: meno 7,6 miliardi di euro in 4 anni, meno 130.000 posti di lavoro fra personale docente e personale Ata, classi sovraffollate con punte di 35 studenti, docenti costretti ad aumentare il proprio carico di lavoro; tutto questo in strutture non adeguate che nella maggior parte dei casi non sono messe a norma. Nell’università la situazione non è differente, anzi peggiora: assistiamo a un’impennata delle rette universitarie anche del 50% nel giro di pochi anni, all’aumento del prezzo dei libri per esame. Pochi giorni fa il ministro Gelmini ha annunciato il taglio del 90% dei finanziamenti per le borse di studio, un vero schiaffo in faccia a quei studenti in condizioni economiche disagiate.

Appaiono quindi vergognose le dichiarazioni del governo, che parla di crisi economica e mancanza di fondi, ma investe quotidianamente denaro pubblico per il mantenimento dei soldati in Afghanistan e per la costruzione di nuovi cacciabombardieri, che parla di lotta agli sprechi nei settori pubblici e poi taglia miliardi di euro alle scuole mentre quelli per le scuole private guarda caso si trovano sempre: per loro recentemente Tremonti si è impegnato a trovare 250 milioni di euro.

In questo scenario si colloca la manifestazione del 17 novembre, giornata internazionale del diritto allo studio. Dopo l’8 ottobre abbiamo assistito nei fatti a un immobilismo del movimento studentesco, ma pensiamo che il 17 novembre possa rilanciare la mobilitazione e non chiuderla per la prossima stagione. Un sistema scolastico gratuito, di qualità, con le risorse necessarie e con i docenti e il personale Ata che servono è possibile, ma lo è solo se mettiamo in campo le nostre forze. Un’alternativa che possa combattere il governo spetta anche agli studenti, che in primo luogo dovrebbero essere uniti nella lotta. L’unione nella lotta di tutte le forze studentesche, l’estensione della mobilitazione in tutte le scuole e nelle università, la formazione di assemblee in cui le decisioni vengono prese democraticamente da tutti gli studenti e non da una minoranza per loro, sono tutti punti di inizio per una mobilitazione compatta e non dispersiva, che possa andare avanti oltre agli slogan di ostilità nei confronti del ministro Gelmini e di Berlusconi e possa fare la sua parte per rendere irreversibile la crisi di questo governo. Ma un compatto movimento studentesco per poter vincere deve unirsi al movimento dei lavoratori. Dobbiamo legarci alle lotte già in corso, a partire da quelle di lavoratori e immigrati, per conquistare insieme il diritto a un futuro migliore per chi lavora, per chi diventerà studente e per gli studenti che diventeranno lavoratori.

 

 

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