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8 ottobre: difendiamo il diritto allo studio e il diritto al lavoro!

L’attacco alla pubblica istruzione più clamoroso di tutti i tempi ha una storia con tre passaggi fondamentali: legge 133 del 2009, Ddl Gelmini, Ddl Aprea. Tre nomi distinti e separati, un solo grande obiettivo finale: il governo Berlusconi tra il 2009 e il 2012 farà cassa con 8 miliardi di euro tolti alla scuola e alla ricerca, per regalarli ai padroni e ai banchieri. Potranno finalmente privatizzare del tutto la scuola e l’università pubblica, che stanno lasciando senza soldi, trasformandole in fondazioni, trasformandole in fondazioni. A decidere della nostra vita e della nostra morte saranno i profitti e gli interessi del padroncino di turno che investe per “il nostro futuro”e si inasprirà ancora di più una selezione di classe già esistente. Come si è visto, chi è impaziente di aspettare il normale iter legislativo parlamentare, costruisce già “scuole modello” per formare la classe dirigente del domani come la Lega Nord e il signor Della Valle.

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Nella scuola non ci siamo solo noi studenti, a pagare la riforma Gelmini sono soprattutto i lavoratori della conoscenza, dopo gli ultimi tagli tra il 2009 e il 2011 mandano a casa 130.000 persone tra corpo docenti e personale A.T.A, solo quest’anno ci saranno 26000 posti di lavoro in meno per i docenti e 15.000 in meno per il personale ATA. Non pensate che i docenti di ruolo o i lavoratori del personale tecnico amministrativo a tempo indeterminato siano salvi, non solo perché i tagli sovraccaricano il loro lavoro (con classi sovraffollate che arrivano a superare i 30, 35 alunni dove non esiste sicurezza statica, ma soprattutto non esiste qualità della didattica), ma perché con il decreto Brunetta il pubblico impiego viene messo sotto attacco permanente: viene meno il diritto di malattia, blocco dei contratti, perdita netta nei prossimi 3 anni dagli 800 ai 3000 euro netti sullo stipendio.

Lo smantellamento del diritto allo studio si inserisce come un tassello in un mosaico più ampio, che rappresenta la strategia del governo Berlusconi di uscire dalla crisi economica. Strategia basata su un principio vecchio: socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (i ricchi sempre più ricchi fanno lauti profitti, i poveri sempre più poveri pagano la crisi dei ricchi). Un disegno spiegato meglio dal “modello Marchionne” che a Pomigliano e a Melfi vuole distruggere il contratto nazionale di lavoro, la rappresentanza sindacale e tutti i diritti fondamentali conquistati in fabbrica dopo anni di lotte del movimento operaio, modello che cerca di entrare in tanti altri settori del capitalismo italiano.

L’8 ottobre rappresenta per noi il primo momento di lotta verso il 16 ottobre, quando a scendere in piazza a Roma con la Fiom ci sarà il movimento operaio e tutte le forze che in questo momento rappresentano l’opposizione ( che non è in parlamento evidentemente) a questo governo e la resistenza a questa crisi economica. La repressione è in fabbrica, nelle scuole, nelle università, nelle piazze. E’ tempo di reagire, è tempo di fermarli, l’Onda ci ha insegnato che gli studenti da soli non possono farlo, dobbiamo unire la nostra lotta a quella dei lavoratori!

Organizzati e lotta con noi in piazza, organizzati e lotta con noi nel futuro per difendere un’istruzione pubblica, gratuita, laica, di massa e di qualità!

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