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Conferenza CSP-CSU: sempre in lotta per la difesa del diritto allo studio


Sabato 12 e domenica 13 Maggio si è svolta a Bologna la conferenza nazionale del Csp-Csu. Alla conferenza hanno partecipato circa 50 studenti, tra delegati ed invitati, provenienti da diverse città del Paese. Il percorso della conferenza si è strutturato con discussioni nei collettivi affiliati al Csp-Csu sulla base del documento nazionale che è stato successivamente approvato alla conferenza nazionale (LEGGI IL DOCUMENTO).

La discussione si è concentrata sulla fase attuale, sullo stato del movimento studentesco in Italia e a livello internazionale, sulle prospettive per il prossimo periodo e sui nostri compiti. Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una successione di mobilitazioni dal carattere eccezionale: in Spagna, in Grecia, in Cile, negli Usa centinaia di migliaia di giovani hanno deciso di mobilitarsi contro il drammatico peggioramento delle proprie condizioni di vita. Queste mobilitazioni, pur con le dovute differenze, sono un tentativo di risposta alla crisi internazionale del capitalismo e dimostrano che i giovani sono sensibili alle contraddizioni sociali e disponibili ad attivarsi.

Nel dibattito c’è stato un interessante confronto sulla situazione italiana: certamente il movimento risente di un ritardo rispetto ad altri paesi, tuttavia le mobilitazioni degli ultimi anni, a partire dall’Onda, hanno espresso una ricerca di risposte di fronte alle politiche di austerità. Nel 2008, 2010 e 2011 abbiamo visto mobilitazioni studentesche importanti, con caratteristiche molto diverse tra loro ma accomunate da una progressiva presa di coscienza di una nuova generazione che ha sviluppato un sentimento anti-sistema e che identifica il proprio avversario nella dittatura delle banche. Anche se in questo momento assistiamo ad un periodo di apparente calma, siamo all’interno di un processo di radicalizzazione che, come tale, non procede secondo una linea retta ma è attraversato da fasi diverse e contraddittorie.

Vediamo uno scenario simile anche all’interno del movimento dei lavoratori che, seppure sotto un attacco fortissimo che va dalla riforma delle pensioni all’attacco all’articolo 18, fa fatica ad esprimersi. E’ una situazione che non potrà protrarsi all’infinito: la rabbia che si sta covando contro le politiche di austerità prima o poi si svilupperà in mobilitazioni imponenti che coinvolgeranno e condizioneranno anche i settori giovanili e il movimento studentesco.

Lo Stato risponde alla crisi sferrando attacchi epocali e reprimendo duramente qualsiasi tentativo di risposta: dalla cacciata della Fiom dalla Fiat, al movimento No Tav, all’atteggiamento da sceriffi di molti presidi, fino all’ondata di denunce che sta piombando sulla testa di centinaia di attivisti di sinistra. Quello a cui assistiamo è la volontà di cancellare i diritti conquistati attraverso decenni di lotte a cui si deve rispondere con la mobilitazione e l’organizzazione del conflitto, gli unici strumenti che possono coinvolgere settori ampi di studenti e lavoratori e che possono permettere di respingere la repressione.

In questo contesto il nostro compito è quello di organizzarci nelle scuole e università per proporre le nostre idee agli studenti con l’obiettivo di collegare le singole lotte ad una visione più generale del sistema entro il quale si esprimono. In questi mesi ci siamo spesi per lotte parziali come la difesa di una mensa, la privatizzazione del sistema di trasporto pubblico e l’aumento del costo dei biglietti, seppure spiegando che margini di concessioni da parte dei governi non ce ne sono e la vittoria può passare solo attraverso una lotta più generale.

Un vero diritto allo studio e condizioni di vita dignitosi si possono conquistare solo con una mobilitazione complessiva contro il sistema capitalista. Oggi più che mai questo sta diventando evidente e conduce molti giovani alla ricerca di risposte ad un sistema in crisi che non dà prospettive di vita ma solo disoccupazione e povertà.

Le mobilitazioni che abbiamo visto, in Italia e a livello internazionale, seppure hanno coinvolto migliaia di studenti e hanno dimostrato una grande radicalità, non sono riuscite ad ottenere nessuna conquista. Continueremo a vedere esplosioni di rabbia del tutto spontanee, considerando il grande discredito in cui sono partiti e sindacati, ma è fondamentale che il nostro contributo sia diretto ad affrontare la questione dell’efficacia delle lotte, la necessità di strutturarci in modo democratico e il collegamento del movimento studentesco a quello, determinante per lo scontro, dei lavoratori, unico strumento che ci può permettere di contrapporre la nostra forza a quella della classe dominante.

All’indomani della conferenza ci siamo spesi per la promozione di una serie di assemblee sul movimento Occupy con la presenza di Alan Woods, direttore del sito In defence of Marxism (www.marxist.com). Le assemblee, che hanno avuto un grande successo, sono state un’altra occasione per discutere delle prospettive per il movimento internazionale, lo spontaneismo, il problema della direzione e di quale organizzazione dotarci. Sicuramente una organizzazione studentesca non può assolvere a questi compiti da sola, ma può giocare un ruolo importante.

La discussione avuta alla conferenza nazionale è stata preziosa perché in una fase così complessa, ricca e contraddittoria è indispensabile avere la chiarezza delle proprie idee. Per questo pensiamo che sia utile pubblicare il nostro documento e discuterlo, chiediamo a tutti gli studenti di contattarci per approfondire il confronto, partecipare alle nostre iniziative, verificare le nostre parole d’ordine alla prova dei fatti e costruire insieme l’organizzazione di cui abbiamo bisogno.

 

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