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Contro chi ci nega un futuro, noi saremo Sempre in Lotta!

A leggere i principali quotidiani in questi giorni di ripresa delle scuole e delle università, pare che ci siano molte sorprese. I test d’ingresso per le facoltà a numero chiuso lasceranno fuori decine di migliaia di studenti: sorpresa! Le classi delle scuole sono sovraffollate: chi l’avrebbe mai detto? I precari della scuola si lamentano perché il concorsone di Profumo non aggiunge un posto al piano Gelmini e umilia ancora chi aspetta da anni in graduatoria: ingrati che non capiscono i sistemi che premiano il merito. Eppure non c’è nulla che non fosse ampiamente previsto e prevedibile, sono solo le logiche conseguenze delle politiche portate avanti da almeno 20 anni a questa parte, comprese quelle del governo Monti. È inutile spendere lacrime da coccodrillo per chi resta tagliato fuori dall’università dopo che si è appoggiata la logica del numero chiuso, o per chi studia nelle classi pollaio, dopo che non si è detto niente quando la Gelmini per l’ennesima volta ritoccava i limiti di alunni per classe. E serve a poco fare i legalitari che dicono che si può fare ricorso al Tar perché il 70% delle classi è fuori dalla legge (che prevede che ogni alunno abbia quasi 2 metri quadri a disposizione) se si appoggiano i piani di riduzione dei plessi scolastici e gli accorpamenti.

Insomma, ci pare davvero ipocrita questa sorpresa per il drammatico stato dell’istruzione pubblica. E lo è doppiamente quando si chiede a Profumo, definito “il ministro dei proclami” (Corriere della sera), di procedere coi fatti. Perché se Profumo traducesse i suoi proclami in fatti, cosa che, va detto, al momento è successo poco, non farebbe che peggiorare ancora la situazione, con altri attacchi al diritto allo studio, privatizzazioni, penalizzazione della maggior parte degli studenti. Una cosa in effetti l’ha fatta davvero: nello Spending Review ha tolto il tetto massimo alle rette universitarie degli studenti fuori corso. E anche qui l’appoggio della stampa è arrivato, perchè, insomma, qualcosa bisognerà fare contro i “fannulloni”. Peccato che questi “fannulloni” fuori corso sono nella maggioranza gli studenti che per pagarsi gli studi, coi costi in aumento, devono lavorare, e quindi ci mettono di più a laurearsi. E, per inciso, i pochi studenti che restano fuori corso senza che questo rappresenti già per loro un problema economico, saranno appunto quelli meno toccati da questa misura. Ancora una volta tutto il contrario di quel che si dice, insomma.

Magari si potrebbe ricordare anche che la rosea prospettiva per chi esce dal percorso di studi è un dato di disoccupazione giovanile che secondo l’Istat è cresciuto fino al 35,3% a luglio (a gennaio era al 31,1%, dopo essere già cresciuto). Per i giovani del Sud la disoccupazione è al 48,3% e il ritorno dell’emigrazione si esprime nella stima (Svimez) per cui nei prossimi 20 anni un giovane su quattro partirà per cercare lavoro. È questa situazione agghiacciante il frutto della crisi del capitalismo e delle tanto proclamate “politiche per i giovani”. Non c’è che dire, meno male che ci son state queste politiche..

Per dirla in breve, abbiamo preso appunti nell’ultimo anno e abbiamo imparato bene la lezione del “governo dei professori”. Non ci possiamo aspettare nulla se non attacchi. Finché ci ignorano la situazione continua a peggiorare, quando ci mettono mano peggiora ancora più rapidamente. Ciò vale per questo governo ma soprattutto per la classe dominante i cui interessi difende. Non c’è spazio per illusioni: nulla può essere ritenuto garantito, fuori dalla portata del prossimo attacco. Si fermeranno solo dove sarà loro impedito di passare, solo dove le lotte si svilupperanno con forza sufficiente.

Che le condizioni esistano per l’esplosione di queste lotte è fuori discussione, l’abbiamo visto anche quest’estate in Spagna, in Sud Africa, e ne vediamo i segni anche in Italia. Presto o tardi anche da noi questi segnali avranno un salto qualitativo, e quando avverrà lo scenario cambierà in modo più brusco di quanto ci si possa aspettare. Ma i nostri compiti partono da oggi e la nostra priorità è anzitutto quella di rivolgerci a chi non ci sta, proporre una prospettiva alternativa e un’organizzazione da costruire e con cui combattere per conquistarla. Su questa prospettiva investiamo l’esperienza del Csp-Csu, che diventa da oggi Sempre in Lotta. Senza particolari cerimonie, ma concentrandoci da subito su quella lotta quotidiana, che si porta avanti centimetro per centimetro, per spiegare che solo organizzandoci possiamo smettere di essere elementi isolati, impotenti e in balia della repressione dilagante, per diventare invece una forza reale in grado di cambiare le cose.

Per questo alle prossime elezioni di istituto nelle scuole proporremo le nostre liste, non perché ci illudiamo di poter contare su qualche concessione ma per proporre un’alternativa attorno cui organizzarsi. Inoltre parteciperemo all’organizzazione di un ciclo di assemblee sulle lotte dei lavoratori e giovani greci con un compagno di Epanastasi (“rivoluzione” in greco, i marxisti di Syriza), per portare anche qui la voce di chi lotta contro gli effetti più feroci del capitalismo e per trarne gli insegnamenti necessari.

Sono solo due esempi di un lavoro molto più grande che abbiamo davanti. Chi vuole dare il suo contributo ci troverà sicuramente nelle lotte, ma ci troverà anche prima e dopo. Perché per i nostri diritti e per una società diversa, noi siamo Sempre in Lotta.

 

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