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La lotta no tav è una lotta di tutti

Volantino distribuito dal Collettivo Stella Rossa di Roma nella manifestazione nazionale No Tav del 3 marzo

La crisi economica inizia a far emergere le contraddizioni che produce questo sistema: licenziamenti, tagli allo stato sociale, peggioramento delle condizioni di studio e di lavoro sono diventate parte integrante del vissuto quotidiano di milioni di persone. Non è casuale che in questo momento la lotta contro la No-Tav veda crescere intorno a sé curiosità e consensi. Inizia a diventare chiaro un dato elementare: i partiti presenti in parlamento sono tutti impegnati a difendere i profitti di pochi contro le ragioni di molti. I finanziamenti vengono dirottati da scuole, università e sanità verso banche e fondi d’investimento (la questione del debito pubblico ruota intorno alla necessità di garantire alti profitti a questi soggetti) da una parte e grandi imprese private dall’altra. In sostanza si riproduce un fenomeno già visto in passato: per mantenere elevati i profitti in tempo di crisi si vuole procedere con tagli allo stato sociale, attacchi ai diritti dei lavoratori e qualche dose di manganello, sempre utile alle classi dominanti nel caso in cui si prospetti la possibilità di una reazione da parte di chi i risultati di queste politiche li vive sulla propria pelle.

Ecco perché crediamo che la lotta No-Tav non sia un fenomeno da analizzare separatamente da altri prodotti della crisi, anche se parliamo di un’opera decisa ormai vent’anni fa. I lavori per il Tav sono pezzi di un filo unico che arriva al taglio dei notturni fra Sud e Nord, ai lavoratori sulla torre della Stazione Centrale di Milano, al licenziamento di Dante de Angelis, alle migliaia e migliaia di lavoratori pendolari e studenti che non hanno un treno decente per andare al lavoro o a scuola. È la privatizzazione delle ferrovie, il loro uso per i bisogni di tutti o per il profitto di pochi. E’ necessario quindi cercare di allargare il fronte delle mobilitazioni e coinvolgere tutti i soggetti sociali colpiti dalla crisi.

VOLANTINO PDF

Questo è possibile anche in una città come Roma, dove vediamo crescere il malessere sociale: le mobilitazioni degli autisti Atac nei mesi scorsi, l’occupazione dell’officina Rsi da parte dei lavoratori di treninotte, la lotta contro i licenziamenti dei lavoratori di alcune aziende sulla Tiburtina (Technicolor e Mercedes) sono un patrimonio di resistenza cittadino che segnala la necessità di provare ad unire vertenze e mobilitazioni, in un percorso che possa coinvolgere anche gli studenti, che vivono in una città in cui gli affitti sono altissimi, i trasporti sempre più cari e la qualità dello studio sempre peggiore.

La Val Susa dà a tutti l’esempio di cosa vuol dire resistere davvero, ma questa battaglia non si vincerà solo là. Le radici di quella punta repressiva stanno in tutti i posti di lavoro e di studio, ovunque si licenzia e si reprimono i diritti sindacali, per esempio cacciando la Fiom fuori dalla Fiat, si danno i 5 in condotta a chi occupa e si tolgono le assemblee di istituto. Queste radici vanno stroncate, e per farlo serve una resistenza capillare e organizzata. Per questo, ancora una volta, la Val di Susa chiama in causa innanzitutto le organizzazioni politiche di sinistra e sindacali: giusto uno sciopero di solidarietà a fronte di quanto è successo (che tuttavia è stato convocato solo da alcuni sindacati di base), ma perché non sia solo testimoniale bisogna cominciare a lavorare davvero per cambiare i rapporti di forza nella società.

· No alla Tav: il profitto di pochi non deve avere la precedenza sulla salute di molti!

· Per l’unità delle lotte sociali: Tav, licenziamenti e sacrifici sono il prodotto della crisi!

· Per uno sciopero a sostegno della Valsusa!

· Per l’unità fra studenti e lavoratori!

 

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